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Civitanova Marche, “Li sprocedati” e le punzecchiature politiche

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Sveliamo il nome del novello Marforio autore del libro scritto in dialetto civitanovese
Palazzo_sforza_civitanova

Nel triennio ‘93-‘95 a Civitanova c’era e lo sappiamo solo oggi – un novello Marforio che, come il suo omonimo romano, si divertiva a punzecchiare la classe politica locale nel più puro dialetto marino. Contrariamente  al Marforio di 500 anni fa, però, il nostro autore non appendeva di notte i suoi libelli alle porte della sede comunale, in mancanza di qualche statua antica, ma li riponeva gelosamente in un cassetto, in attesa di poterli stampare in una rivista locale.

 

Passano gli anni ma le critiche restano

La rivista non è però più uscita e intanto il tempo è trascorso inesorabile e, come succede in fatti simili, molti motivi di discussione e di accese polemiche sono stati trascinati via dalla piena degli anni. In conclusione, non c’è più l’attualità del fatto e, a volte, ne sono venuti addirittura meno i protagonisti.

Purtuttavia, anche se passano gli anni, gli argomenti oggetto dell’impietosa critica di Marforio sono sempre gli stessi, ovviamente con le inevitabili modifiche e aggiornamenti del caso, perché non cambiano gli uomini che li trattano né le logiche di potere che spesso li guidano nella loro definizione.

 

Sono 65 epigrammi

Per tutti questi motivi, la raccolta dei 65 epigrammi ora pubblicati in un volume a firma di Marforio e dal titolo significativo “Li sprocedati”, a tiratura limitata (200 copie numerate a mano con ex libris ad personam)  riveste un grande interesse non solo per i civitanovesi di una certa età per il ricordo di fatti e personaggi di un tempo ma anche per i giovani, per imparare oggi dagli errori del passato, anche se dovranno prima prendere confidenza con un dialetto che ha molto forte il sapore di antico.

 

I disegni

L’originalità della stampa dei testi, in quartine per ogni argomento o personaggio trattati, a imitazione delle carte rigorosamente anonime affisse nottetempo alle statue di Pasquino o di Marforio per la dannazione della iraconda polizia pontificia, si lega bene alla gradevole alternanza di ben 105 disegni, sempre di mano dello scrittore; inquadrati in cornicette ricche di disegni geometrici dalle forme più diverse, con figurette di persone di ambo i generi, di paesaggi, di composizioni oniriche o fantastiche, riprodotte con uno stile naif, ingenuo, ma con richiami, a mio parere, all’arte popolare dell’est Europa e con tratti divertenti che ricordano anche i disegnini di Vampa a corredo delle avventure di Gian Burrasca.

Sono quadri piccoli come dimensioni ma sono pieni di immagini, come se l’autore, in preda all’ “horror vacui” cerchi di rimediare a ciò, riuscendoci peraltro perfettamente.

 

Chi è Marforio?

Ma, dopo aver parlato del libro e del suo contenuto artistico e letterario, è necessario svelare il nome dell’autore che si nasconde dietro Marforio, un nome, peraltro, che non ha bisogno di una lunga presentazione a Civitanova e anche in provincia.

 

Mistero svelato

Chi non conosce, infatti, Roberto Gaetani, valente avvocato da lunga data, scrittore di storia e curiosità locali, artista di talento, presente – a quanto ricordo – alla Biennale di Tolentino, bibliofilo raffinato e collezionista  di cose del passato, francesi in particolare, cosa quest’ultima che potrebbe essere oggi un demerito. Si è cimentato anche in politica, ma ho lasciato per ultimo di parlare di questa passione giovanile e il motivo è ovvio: troppo disincanto traspare dai versi, ironici ma non cattivi, riprodotti nel libro. Un volume che purtroppo non è presente in libreria; è solo per gli amici, ma ne ha tanti, almeno 200, quante sono le copie stampate e… il Direttore de “La rucola” ringrazia per l’onore!

Siriano Evangelisti

14 agosto 2019

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