Mentre diverse parti del pianeta sono interessate da conflitti bellici diretti (vedi Russia/Ucraina – Israele/Hamas), altrove ci sono scontri di lunga durata (Messico/cartelli della droga – Nigeria – Siria – Iraq – Yemen – Etiopia – Afghanistan) che hanno provocato decine di migliaia di vittime, in Birmania in 6 mesi ci sono stati 4mila morti; poi ci sono le cosiddette “guerre a bassa intensità”, come quella in corso tra Pakistan e India per il Kashmir, in Sudan, in Congo, in Somalia, in Mozambico. Oggi nel mondo sono in atto oltre 50 guerre. Una vera tragedia che risulta essere inarrestabile perché c’è sempre qualcuno che soffia sul fuoco, o sulle ceneri ardenti, per rinfocolarle.
Alcuni tra gli esseri umani sono belve assetate di potere, di denaro e di sangue. Ne bastano pochi per rovinare l’esistenza a tanti e a far sembrare la parola “Pace” una lontana utopia. Queste sono le guerre combattute con lanci di missili, cannonate, fucilate, mine, assalti all’arma bianca. Speriamo che questi pazzi non comincino con le atomiche perché ci andremo di mezzo tutti, volenti o nolenti, con conseguenze imprevedibili.
Ci sono anche guerre di altro genere. In Italia se ne sta combattendo una, politica, a suon di sondaggi: una battaglia infida, dove ogni schieramento mostra al popolo elettore la sua verità, che non è mai uguale, sondaggisticamente, a quella dell’avversario. Tutte le mattine scorriamo una rassegna stampa nazionale la più completa possibile, anche se la gran parte delle testate è sbilanciata a sinistra (90%?), fornendo così una informazione di parte. Riguardo ai sondaggi rimane difficile spiegarsi, per il lettore comune, come mai alcuni sondaggi danno in crescita (a caso) FdI e in calo (a caso) il PD; mentre altri effettuati nello stesso periodo danno un risultato molto dissimile in percentuali. Sono sondaggi ritoccati? No, sono artefatti, ossia realizzati ad arte. Nel senso che se vado a telefonare a utenti residenti in città da sempre tendenzialmente di sinistra (o di destra) è chiaro che l’espressione sarà in gran parte di tendenza (a sx o a dx).
Ci si può fidare dei sondaggi? Diciamo che saranno da prendersi con molta cautela, avere la pazienza di valutarli e confrontarli nel lungo periodo per poterci capire qualche cosa, tenendo conto che il giudizio dell’intervistato può essere suscettibile di cambiamento in base alla situazione nazionale, o locale, del periodo in cui è stato chiamato a rispondere. E qui le aziende incaricate ci giocano molto per influenzare indirettamente il giudizio delle persone. Chiaro? Quindi, fidarsi è bene non fidarsi è meglio.
Un altro metodo, questo più facilmente controllabile, è quello dei numeri. “Ho fatto un incontro politico, un comizio, e sono intervenute 2mila persone! Boom! Magari erano solo una cinquantina. Recentemente il Presidente di Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha incontrato i suoi fans al Palacivitanova che ha una capienza ufficiale di 4.200 persone e lo ha completamente riempito, con molti in piedi. Quindi c’erano almeno 4.200 persone documentate con facilità. Per avere un confronto serio e realistico il suo avversario Matteo Ricci avrebbe dovuto tenere il suo incontro nello stesso luogo ma non si è fidato dei suoi elettori e ha preferito optare per una piazza di Ancona. Ha evitato il confronto diretto, non si è sentito sicuro, nonostante il campo larghissimo che lo dovrebbe appoggiare. Però ha dichiarato alla stampa che ha parlato davanti a 4mila persone. Ormai sappiamo tutti che delle sparate dei politici non ci possiamo fidare. Come controllare la sincerità di tale dichiarazione? È semplice, esiste un metodo. C’è la foto della piazza con le persone intervenute, si scompone in quadretti uguali tra loro, si contano le teste di un quadretto, si moltiplicano per i quadretti disegnati e si avrà il numero effettivo con una ottima approssimazione.
All’incontro anconetano di Matteo Ricci non c’erano più di 400 persone. Perché alcuni giornalisti si fidano e non controllano? Noi, quando interveniamo a questi incontri ci appostiamo in alto (una finestra, un terrazzo) proprio per valutare le presenze e a volte veniamo contestati perché al contestatore, magari in buona fede, infervorato dal suo ideale politico, quel numero non piace, gli sembra piccolo. Ma la realtà è quella del conto delle teste. Che poi siano teste di votanti, d’infiltrati o d’indecisi è tutto un altro discorso.
Fernando Pallocchini
12 settembre 2025


