Sembrano passati secoli da quando le vergare, o le vecchie del paese, erano un po’ i medici della casa o del vicinato. Avevano una cura per tutto.
Prima di parlare specificatamente dell’argomento di oggi, la “chiarata”, qualcuno vuol provare a rammentare i vecchi rimedi dei tempi passati? La chiara d’uovo intorno alle caviglie slogate, gli impacchi di semi di lino ben caldi messi in sacchetti di tela e appoggiati alla base del collo per il mal di gola e la bronchite, le gocce di olio caldo dentro le orecchie per alleviare il dolore auricolare, i gargarismi con acqua e aceto per l’infiammazione alle tonsille, l’ovatta imbevuta di liquore forte sul dente che doleva, il latte ben caldo unito al cognac per curare il raffreddore e la tosse. Poi c’erano altri rimedi casalinghi per le scottature e le ustioni per le quali su usava, addirittura, anche la merda di vacca.

Ogni rimedio aveva la sua ragione di essere! Una monaca mi raccontò che in monastero avevano una consorella, proveniente da un paesino vicino al lago di Lecco, che guariva le storte alle caviglie con degli impacchi di pane bagnato nel latte, e fasciando il tutto per qualche giorno. Per ogni male aveva un impiastro dedicato e provocava guarigioni senza pronto soccorso! Ampio uso, un tempo, si faceva anche di Vegetallumina, una pomata che oggi è quasi rara.

Ma ora parliamo della “chiarata”. Una volta, quando ci si procurava una distorsione a una caviglia o a un polso, non si andava dal dottore ma dalla nonna, che preparava subito la “chiarata”: sbatteva l’albume d’uovo e ci univa con un cucchiaio di farina, vi immergeva della garza o stoppa e poi stendeva tutto attorno alla parte lesa. La poltiglia bianchissima diveniva rigida come un gesso immobilizzante. Si fasciava stretto lasciando seccare l’impasto che si teneva per almeno due o tre giorni, poiché diventava molliccio, e voleva dire che aveva già dato il suo effetto. Oltre alla chiara d’uovo si poteva fare la fasciatura pure con un impasto “più povero” di crusca e aceto. Era un metodo empirico ma posso garantire che funzionava!

Una vecchia donna, povera, non avendo la possibilità di usare garze o altre filacce “comprate”, per curare il nipotino, si slegò la treccia e fece una chiarata inserendo i suoi lunghi capelli nell’impasto; il risultato fu buono. Il rimedio dell’albume montato a neve rimuove immediatamente gonfiore e infiammazione e solitamente è sufficiente una sola applicazione per ottenere notevoli benefici. Oggi, per guarire, ci sono metodi più moderni ma… sono migliori?
Alberto Maria Marziali
12 novembre 2025


