A causa delle gravi crisi globali sovrapposte il dibattito sulle energie rinnovabili deraglia, spesso, dai binari della scienza e della tecnica per finire sui campi dove prosperano le “bufale”. Con M. C., un ingegnere che lavora in questo settore da alcuni lustri, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza circa le notizie che circolano sui mass media, soprattutto digitali.
Le rinnovabili erano a disposizione già nei secoli scorsi, basti pensare ai mulini ad acqua e a vento. Poi venne l’idroelettrico come l’impianto su larga scala voluto dall’ingegnere serbo Nikola Tesla (1856-1943) con le cascate del Niagara, inaugurato il 16 novembre 1896. Circa vent’anni fa si sono diffusi in Italia il fotovoltaico e l’eolico. Nel cosiddetto mix energetico ci sono l’idroelettrico, il fotovoltaico, l’eolico e il geotermico (quest’ultimo diffuso solo in Toscana).
Uno dei più grandi problemi delle rinnovabili, per cui subisce l’ostracismo mediatico, è la discontinuità nel fornire energia nell’arco della giornata e dell’anno. L’eolico produce di più d’inverno, quando il fotovoltaico produce di meno. Ciò evidenzia l’importanza di avere varie fonti nel mix energetico. Fotovoltaico, idroelettrico ed eolico non sono in concorrenza, ma vanno programmati per essere complementari e lavorare in sinergia, al fine di garantire l’indipendenza energetica al minor costo per il cittadino.
Le guerre in corso hanno fatto pagare a caro prezzo la dipendenza dell’Italia dalle energie fossili che provengono, in gran parte, da scenari bellici. Le rinnovabili non sono solo uno strumento di indipendenza energetica, ma anche una via virtuosa verso la sostenibilità e la pace. Va anche considerato l’effetto sul clima dell’abuso di fonti energetiche fossili dell’ultimo mezzo secolo. La tecnologia BESS (Battery Energy Storage System) di accumulo al servizio delle fonti rinnovabili ha la potenzialità di risolvere le problematiche della discontinuità delle fonti di approvvigionamento rinnovabili.

Non si dovrebbero demonizzare del tutto le fonti tradizionali, in quanto non si può pensare di passare dall’oggi al domani al 100% green. Mentre i tralicci ad alta tensione di Terna ormai fanno parte del paesaggio, siamo meno abituati a vedere un campo agrivoltaico sulle nostre colline o delle turbine eoliche sui nostri monti. Ciò è sicuramente meglio di avere vicino una centrale a carbone o nucleare. Gli impatti paesaggistici possono essere non trascurabili, tuttavia si tratta di necessità non più rimandabili. Da un punto di vista della sicurezza energetica è meglio avere piccoli impianti distribuiti, piuttosto di grandi centrali di produzione che possono essere oggetto di attacchi cyber o terroristici.
L’elettrificazione e i nuovi data center sono sempre più energivori (anche per l’IA) e richiedono un impegno sempre più importante verso l’approvvigionamento. Il costo degli impianti di rinnovabili più accumulo Bess, come sostengono autorevoli fonti, risulta essere al 90% più economicamente conveniente di impianti tradizionali turbogas. Il preconcetto che le rinnovabili costino di più non è attuale, i prezzi concorrenziali attuali, benché soggetti di ecoincentivi statali, sono oggi competitivi al prezzo attuale del PUN (prezzo unico nazionale dell’energia).
Bisogna pensare seriamente a un cambio di paradigma e a una pianificazione regionale e provinciale in linea con gli ambiziosi obiettivi europei e nazionali. L’importanza delle rinnovabili e la loro sostenibilità, da un punto di vista non solo ambientale, ma anche economico, va sostenuta e pubblicizzata. Il costo dell’energia non si completa pagando la fornitura. Ossia ci sono anche i costi di manutenzione degli impianti ma anche dello smaltimento per il fine vita e il ripristino ante operam. Un impianto nucleare potrebbe avere dei costi di costruzione e di manutenzione in linea con gli impianti di altre fonti, ma a fine vita presenta il conto per gli alti costi di bonifica e smaltimento. Durante la vita operativa di una centrale nucleare la gestione e lo stoccaggio delle scorie radioattive in siti sicuri sono una questione da non sottovalutare.
Il filosofo sociale australiano Roman Krznaric nel suo libro “Come essere un buon antenato” (2020) sostiene, in sostanza, che stiamo colonizzando il futuro come se fosse un luogo disabitato dove scaricare degrado ecologico, inquinamento e scorie nucleari. Siamo sicuri di volere proprio questo?
Eno Santecchia
30 ottobre 2026


