La lingua degli antichi romani, c’è differenza tra il Latino, il Romano e il Roman

Domanda: Perché mai gli antichi Romani non parlavano “Romano”? – La risposta è ovvia e immediata: perché i romani parlano Latino, lo sanno tutti da sempre. Nessuno che io sappia si è posto questa domanda anche se tutti sappiamo che gli Inglesi parlano Inglese, i Francesi il Francese, i Russi il Russo, i Greci il Greco e via discorrendo, ma gli antichi Romani parlavano il Latino e lo hanno imposto ovunque nel loro grande impero, tanto è che è stato studiato, parlato e scritto per secoli dopo la “caduta dell’Impero Romano”.

È una questione che ci è entrata in testa fin da piccoli e la si accetta senza riflettere, ma in realtà credo che ci sia una risposta logica e semplice a questa domanda: perché il Romano (roman) è una lingua che era già parlata prima della fondazione della Roma tiberina ma non nel Lazio.

Per capire che la lingua della Roma laziale non è stata e non poteva essere il Romano, si deve uscire dai canoni della storiografia ufficiale e prendere in considerazione la storia degli antichi Piceni e la sua evoluzione altomedievale, periodo nel quale la Roma dei Papi perde il suo primato come centro del mondo per lasciare spazio ad Aquisgrana in val di Chienti e alla vicina Urbe dei Salii.

Nell’alto Medioevo sono i Franchi infatti che ripristineranno l’Impero Romano, ma con capitale nell’antica Urbe dei Salii, la prima Roma della storia, oggi Urbisaglia. Tutti sappiamo che Roma e Urbe sono metonimi ovvero che l’uno vale l’altro, sappiamo anche, dopo la pubblicazione delle tesi stravolgenti di don Giovanni Carnevale, che il Piceno fu la terra dei Franchi, popolo che si esprime in Latino in tutte le manifestazioni sociali, e dovrebbe essere germanico, ma che, come scrive con chiarezza Brunetto Latini nel suo Tresor, come lingua dialettale non si esprime in Teutonico, ma in Roman, infatti possiamo leggere nel Tresor L I, 1,7. “…Et se aucuns demandoit pour quoi cis livres est escris en roumanç, selonc le raison de France.” Che viene tradotto: “E se qualcuno domandasse perché questo libro è scritto in volgare alla maniera dei francesi…”. Che si dovrebbe, invece, correttamente tradurre alla lettera “E se qualcuno domandasse perché questo libro è scritto in roman come si usa in Francia” perché il lemma roumanç ha un perfetto corrispondente in “roman”.

Non c’è un solo caso. Leggiamo infatti “Vous me sanblez François au parler lo roman” che il critico traduce “Da come parlate il volgare mi sembrate Francese” anziché nel senso letterale corretto “voi mi sembrate Francese da come parlate il roman”. Tutti gli studiosi di letteratura rinascimentale conoscono Brunetto Latini e le sue vicende e la lingua “roman” in cui scrisse il Tresor. Non possiamo pensare alla casualità: la storia dei Franchi di origine Picena è documentata anche da queste evidenze che non sono camuffabili nascondendo l’aggettivo sostantivato Roman sotto la coperta stretta del generico termine “volgare” anche perché il volgo non sapeva scrivere, né poteva permettersi le costose pergamene per non si sa bene cosa scriverci.

È comprensibile che l’intellighenzia papalina abbia camuffato l’Urbe dei Salii battezzandola Urbs Salvia, e mistificato con “volgare” il nome della lingua dei Franchi che si sono voluti germanici, ma non credo possa spiegare come ancor oggi gli Urbisagliesi ricordano che “Na ‘orda qui era Roma”.

Medardo Arduino

30 ottobre 2026 

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