I mali necessari tra dipendenza e integralismo ambientale

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Negli ultimi anni la coscienza ambientalista nell’opinione pubblica in genere, è sicuramente aumentata e in alcuni casi l’aumento è coinciso con il fiorire di iniziative che hanno sfiorato il sorgere di un integralismo ambientale. Basti ricordare le recenti proteste per la TAV (Treni Alta Velocità) nel nord del nostro Paese, per ogni forma di termodistruzione o termovalorizzazione che dir si voglia e situazioni similari. Addirittura qualcuno è arrivato a mettere in discussione la produzione di energia cosiddetta alternativa derivante dall’eolico, peraltro già sperimentata con successo in diversi paesi europei (Germania in particolare).

 

Coscienza ambientalista e quotidianità

Sorge però il sospetto abbastanza fondato, che la coscienza ambientalista sia facilmente usata, anche strumentalmente su problematiche di largo respiro mentre venga riposta nel cassetto nella nostra vita quotidiana. Ad esempio: ci ha mai spiegato qualcuno in modo dettagliato se e quali danni provoca l’uso o l’abuso dei telefonini? Si è abbastanza consapevoli come l’enorme dipendenza da auto stia trasformando le nostre città in vere e proprie camere a gas? Qualcuno ha verificato come avvengono i miracoli della natura che ci garantiscono le fragole e altri prodotti “freschi” tutto l’anno? Sono domande che sicuramente tutti noi ci saremo fatti e per le quali abbiamo attivato per qualche secondo la nostra coscienza ambientalista, ma poi siamo ritornati tranquillamente ad  abusare di tutto. Ecco allora apparire telefonini a volontà, persino addosso ai bambini negli asili e poi via in auto in corso Cairoli per parcheggiare con le quattro frecce in pieno divieto di sosta: dobbiamo fare acquisti comodi!

E per finire? Una bella macedonia di  “frutta fresca” in pieno inverno. Diciamo allora che sono tutti mali necessari, comprese le quattro frecce (accessorio per la repressione del quale forse le Nazioni Unite si pronunceranno). Ma attenzione teniamo pronte le bandiere (magari quelle con l’arcobaleno), i cartelli e i fischietti per la prossima pala eolica in costruzione.

Stefano Monachesi (La rucola n° 101 del 2006)

22 febbraio 2019

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