Problemi con la cooperativa che gestisce i Musei maceratesi

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Afferma Roberto Cherubini: “In una città dove si preferisce mettere la polvere sotto il tappeto piuttosto che toglierla sembra lesa maestà evidenziare le pessime scelte fatte, soprattutto in campo culturale.

Il Sistema Museo, approdato a Macerata con un bando a dir poco assurdo ma lecito (in caso di offerta più bassa il propositore del progetto può ribassare e vincere) non funziona affatto: la qualità del servizio è scarsa, la penalizzazione per le guide ufficiali è al limite del monopolio culturale.

Quando nel settore culturale si fanno scelte non basate sulla qualità si arriva a questo ed è di oggi la notizia che il decantato Sistema Museo ha degli atteggiamenti “strani” nei confronti dei dipendenti. Mi verrebbe da dire: “Ecco perché quando ti rechi nei luoghi preposti per l’informazione turistica non trovi quasi mai persone gentili, accoglienti e preparate”. In ogni settore dell’attività istituzionale nel quale primeggiano gli utili rispetto al servizio succedono eventi che anziché far arrivare i turisti li fanno fuggire”.

Roberto Cherubini invita alla lettura di questo comunicato sindacale:

Filcams scrive ai comuni e i lavoratori evidenziano il senso di responsabilità e i sacrifici fatti negli anni. La Filcams Cgil apre lo stato di agitazione a livello nazionale per la cooperativa “Sistema Museo”, la cooperativa a copertura nazionale che nelle Marche gestisce vari musei e luoghi d’interesse. Città strategiche per l’economia turistica e culturale della regione come Fermo, Macerata, Pesaro, Recanati, Fano e Sant’Elpidio a Mare, in alcune delle quali sono attivati progetti molti importanti e complessi (progetti di finanza) nei quali la cooperativa è concessionaria degli spazi museali con gestioni decennali.

Il tema della protesta è la migrazione contrattuale dal contratto Turismo a quello Multiservizi, ritenuto dall’azienda più idoneo e che ha portato a una riduzione degli stipendi per il personale impiegato oltre a un demansionamento. Alla fine del mese di Dicembre 2019 la Cooperativa comunicava ai dipendenti l’intenzione di variare il C.C.N.L. che risulta decisamente più penalizzante dal punto di vista economico per i dipendenti oltre a svilirne la professionalità.

Nei mesi scorsi, si sono succeduti diversi incontri interlocutori fra la Cooperativa e le Segreterie nazionali di categoria di Cgil Cisl e Uil, al fine di capire quali fossero le reali motivazioni di tale decisione e quale fosse realmente lo stato di salute della Cooperativa, invitando, nel contempo la stessa di non operare variazioni proprio in virtù di un confronto sindacale ancora aperto, ma in maniera inaspettata nel periodo di blocco dovuto alla pandemia che ha visto gli stessi lavoratori messi in cassa integrazione in deroga, la cooperativa ha provveduto a sottoscrivere un accordo insieme a Cils e Uil , che traguardasse i lavoratori dal contratto collettivo del Turismo a quello del Multiservizi.

Filcams Cgil non ha ritenuto di “dover avallare questo accordo, e per questo motivo vede vanificare ogni tentativo di ulteriore accordo con i vertici della Cooperativa che, invece, proseguono sulla strada scelta applicando norme che deprivano delle loro funzioni le lavoratrici e i lavoratori, demansionati e sottopagati. Un comportamento che la Filcams Cgil non può che contrastare, proclamando una serie di iniziative di mobilitazione territoriali e ritenendo ci siano gli estremi per l’avvio di una procedura per comportamento antisindacale (ex art. 28 della L.300/70, meglio nota come Statuto dei Lavoratori) per vedere riconosciuti i pieni diritti e le tutele maturate da lavoratrici e lavoratori”.

Questa situazione va ad innestarsi su un pregresso già penalizzante per i lavoratori. La Cooperativa aveva infatti dichiarato uno stato di crisi sin dal 2013, che ha avuto come conseguenza il taglio, negli anni, della 13° e 14° mensilità, oltre ai ROL per tutti gli addetti.

“In 10 anni siamo stati costretti ad accettare sacrifici continui e decurtazioni, all’inizio lo abbiamo fatto volentieri, con spirito di sacrificio, ma ora siamo stufi”. Lo sfogo dei lavoratori iscritti alla Filcams è unanime. Diverse le problematiche, anche precedenti al nuovo contratto. “Prima ci hanno tolto la tredicesima e la quattordicesima. Poi hanno iniziato negli ultimi anni a decurtarci lo stipendio: dal 2013 al 2014 del 15%, l’anno successivo del 10% e quello dopo ancora del 5%. Nel 2017 un nuovo taglio del 13,5 % e poi del 7,5% mentre in tutti questi anni non abbiamo mai percepito ROL, i permessi retribuiti. Abbiamo lasciato alla società in questi 10 anni quasi 20mila euro a testa, un conto è togliere 200 euro a chi prende stipendi di tutto rispetto, un conto a chi come noi ne prende 900. Gli errori commessi nella gestione della Cooperativa non possono ripercuotersi sempre e soltanto sulla pelle dei lavoratori, anche perché è una situazione che va avanti da dieci anni, non da pochi mesi. Abbiamo deciso di non attenerci all’inquadramento previsto dal nuovo contratto solo per senso di responsabilità nei confronti dei territori e delle stazioni appaltanti. Attuare forme di protesta simili avrebbe creato non poche difficoltà ai comuni in un periodo di alta stagione ed in un momento critico come quello determinato dal Covid ma non possiamo essere lasciati soli.

In questa battaglia di civiltà, la Filcams Cgil lancia un appello alle stazioni appaltanti, ai comuni e agli enti che si avvalgono dei servizi della Cooperativa Sistema Museo perché si facciano carico di ottenere informazioni chiare sul grado di rispetto dei diritti dei lavoratori, mettendo conseguentemente in atto tutte le tutele necessarie affinché questi servizi vengano resi nel pieno rispetto delle mansioni realmente svolte e delle professionalità coinvolte, e che nessuna svalutazione contrattuale potrà cancellare.

Roberto Cherubini, candidato Sindaco a Macerata per le elezioni 2020

19 luglio 2020

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