Questa è una storia vecchia di tanti anni fa. Una delle particolarità dei contadini del territorio fermano-maceratese o più genericamente dei marchigiani, era quella di salutarsi in una maniera da far rabbrividire e lasciare interdetto chi veniva da fuori. Soprattutto alle fiere del bestiame o ai mercati settimanali quando si incontravano due amici, o parenti o conoscenti o mediatori (li senzàli), ci si salutava con frasi di apparente maledizione ma che per l’uso popolare erano simpatici, normali e usuali saluti.
Era frequente vedere un contadino andare incontro all’altro, col sorriso in bocca, dicendo frasi del tipo: “Te pijèsse ‘na paralisi! quantu tempu adè che non c’è vedemo!” – “Pòzzi crepà! Comme stai?” – “Che me venga ‘n’accidente. Non pensavo de rvedétte!” e, buon ultimo, “Che tte pija ‘n gorbu siccu! Comme stai?” E altre frasi inerenti malattie e catastrofi ma, a volte, anche bonarie: “Non te possa dolé’ mai li denti!”
Per questo modo usuale ma assurdo di salutare nessuno si offendeva e dopo, spesso, si tendeva la mano, gesto molto importanti per chi veniva dalla terra, un gesto di pace e di amicizia.
Alberto Maria Marziali
11 gennaio 2026


