Oggi tutti parlano del grande caldo. In campagna, in estate, si lavorava sotto il sole per fare i raccolti importanti. Il problema più grande non era la fame ma era spesso la sete a far soffrire, specie durante le lunghe giornate della fienagione e della mietitura, perciò donne e bambini erano sempre pronti a portare sul posto di lavoro brocche colme di acqua fresca, resa frizzante con l’Idrolitina o, ancora meglio, il fiasco del vino che la sera prima era stato messo a raffreddare nel pozzo. Oltre a dissetare, l’alcool dava pure un po’ di energia ed era preferito, soprattutto dagli uomini.
Proprio così, toccava ai bambini passare da bere ai contadini, distribuendo acqua fresca con limone e un bicchiere di vino, sempre fresco in modo naturale: si calava nel pozzo in una cesta, legata a una corda, che si tirava su nel momento in cui serviva. Tutti, per bere, utilizzavano un unico bicchiere, che si sciacquava un po’ di volta in volta. Un mio vicino, vecchio contadino, mi raccontava che l’arsura era il tormento più grande. Ovviamente, tra il caldo, la polvere dei campi e il sudore, una bevuta era l’unico sollievo. Qualcuno, dopo aver preso l’acqua dal pozzo, freschissima, scavava una buca all’ombra di un albero e ci teneva al riparo dal sole cocente il contenitore. Cosi manteneva gradevole la sua acqua per tutto il giorno.
Con i tempi dettati dalla tradizione, le donne portavano il pranzo alle persone che lavoravano, arrivavano con una cesta messa sulla testa e un’altra in mano, a meno che non fossero accompagnate da un bambino, portavano anche una brocca con l’acqua o il vino. Un signore, ragazzetto tanto tempo fa, mi mostrò un’antica foto di lui che versava da bere al mietitore e mi raccontò, di quel giorno, che per lui era una festa perché lo faceva sentire importante; si prestava volentieri ed era una gioia, pur essendo una operazione faticosa perché l’acqua non era proprio a portata di mano.
Mi parlò del fatto che vivendo in un grande podere, i lavoratori erano tanti e in una giornata, lui e un suo amico avevano versato nei bicchieri dei mietitori (lui diceva “mesciato” dal verbo mescere) 30 litri di vino e 120 litri di acqua liscia o con Idrolitina. Straordinario! Certi contadini erano molto poveri e non potevano acquistare i limoni, per dissetarsi mettevano dell’aceto nell’acqua che si prendeva dalle fonti naturali. Una vecchia mi raccontò, anche lei, che bevevano acqua con un goccio di aceto e per pasto ci inzuppavano un pezzetto di pane. Altri tempi: allora non si beveva birra alla Movida.
Alberto Maria Marziali
15 settembre 2026


