Vivevo ragazzo, felice con la cara Famiglia, al secondo piano nella dimora di piazza Roma 3, nella natia Ancona. Nell’androne d’ingresso al vecchio fabbricato, ai piedi del primo scalone, ogni settimana faceva la sua tradizionale visitina un curioso personaggio: Peppe il varechinaro.
Vendeva la varichina, in versione originale come quella che Peppe si preparava da solo, oggi penso introvabile nei Supermercati pieni di altisonanti etichette e di scontrini sempre più sofisticati, con tanto di punti assegnati per pochi irraggiungibili premi. Il suo arrivo, puntuale e atteso, sempre alla prima ora del mattino, era divenuto una specie di rito.
E così, per richiamare l’attenzione del suo domestico pubblico, piazzata in terra la sua mercanzia, con voce stentorea e penetrante cominciava la sua tiritela: “Sveglia donne! Varichina! Varichina donne! Vulé’ niente? So’ ‘rrivato! Vulé’ niente stamattina? Varichina, varichina donne, varichina!” E così via, a lungo, smettendo solo quando qualcuna, magari solo per farlo finalmente tacere, si decideva a scendere spendendo pochi spiccioli per l’irritante prodotto, buono solo per pavimenti e cessi.
Daje e daje, regolarmente una volta per settimana, il suo grido era come una sveglia, ma poiché spesso, per mancanza di clienti non se la faceva più finita, un bel giorno a opera di un condomino buontempone, iniziò un controcanto e così, al tradizionale “varichina donne! Varichina!”, fece seguito più volte un altrettanto sonante: “Acqua Peppe! Tutt’acqua!”. Non lo avesse mai detto! Una catena di irripetibili improperi volò per l’aria raggiungendo anche “Richino”, che abitava al quinto piano.
Sono tornato in Piazza Roma quasi settanta anni dopo. Peppe non passa più, scomparso con la sua varichina nel vortice del tempo e del cosiddetto “progresso”. Ma quanta nostalgia per il bel tempo che fu!
Giuseppe Sabbatini
25 ottobre 2026


