Guerre, pestilenze, morti illustri: fenomenologie e previsioni astrologiche maceratesi

“Né cani né uomini potranno nulla contro coloro che porteranno un occhio di lupo nella manica destra del vestito”. Così annotava, nella prima metà del ‘500, il notaio maceratese Pierfrancesco Ciccolini nemico delle “fatture”. Contro i vermi che infestavano gl’intestini dei bambini suggeriva la formula tratta – un po’ irriverentemente – dalla Sacra Scrittura: “Coloro che mi assalgono per divorare le mie carni si ammaleranno e cadranno”. È facile intuire dove sarebbero caduti questi avversari. Evidentemente nel… vuoto.

Il buon notaio non si occupava, invece, di astrologia; ma di questa scienza era un appassionato l’avvocato Giambattista Mercuri che, oggi, potrebbe dirsi “patrocinante in Cassazione”. Nel suo gustoso diario egli rileva i fenomeni celesti traendone anche le sue conclusioni. Racconta, infatti: “Nell’anno 1579 del mese di ottobre, andando al boschetto di messer Giuseppe Fidele con molti altri, circa due ore avanti giorno apparve, verso Roma, una gran colonna di fuoco dove che dette tanta luce che a tutti ce causò un gran spavento. Et durò per spatio de un Credo (ndr circa due minuti) calando verso terra”.

Da questo fenomeno l’avvocato trasse conclusioni poco allegre: “Poco tempo de poi morse l’Imperatore chiamato Ridolfo”; “Nell’anno 1580 – continua il diarista – fu vista una cometa per spatio de quaranta giorni, apparendo sempre a un hora de notte”. Risultato: “In quel anno occorse una infermità universale chiamata il male del castrone che ne morse assai in molti luoghi”. Conseguenze invece, secondo lui, non si ebbero da un’aurora boreale (i non più giovani ricordano quella del 1938 che precedette la seconda guerra mondiale): “A li otto de marzo del 1582 fu visto sopra Potenza, per gran spatio, una nuvola rossa come de fuoco a due hore de notte et durò per spatio de una hora et mezzo con gran meraviglia de tutti quilli che la viddero”.

Tristi presagi invece trasse da quando “A li 17 novembre 1605 a circha mezza hora de notte, a cielo sereno et chiaro, apparve in aere verso mezzogiorno (a sud) il cielo rosso come un lampo de foco grande et acceso grandemente. Et risplendeva pure assai (ndr: in maceratese “purassà”) con due stelle del medesimo colore et una cometa et l’altra ordinaria. Durò vicino a due hore et mezzo. Se dubita che non sia segno de qualche gran male et che aporti et denotti grande cose o in male o in morte dei principi o de la guerra o peste o caristia (mica male). Et il Signore Iddio benedetto per sua misericordia ce ne scampi”.

Ancor oggi non pochi concordano Col nostro Mercuri circa l’influsso astrale sulle vicende umane; ma nel Seicento ci furono “precursori” i quali pensarono addirittura alle “guerre stellari” tanto di moda adesso. Nel 1656, minacciando una pestilenza, i nostri Canonici del Duomo adottarono per scamparla un’antifona che continuarono a recitare fino al 1939. In essa suonava, grosso modo (ndr: traduco dal latino come posso): “La stella del cielo (la Madonna) che nutrì il Signore col suo latte, estirpò la peste dalla morte arrecataci dal progenitore Adamo. Questa Stella si degni di tenere a freno le stelle le cui guerre (ndr: più chiaro di così!) fanno morire l’umanità col ferale bubbone…”. Altro che peste!

Ma non mancavano nemmeno le streghe. Nei primi del ‘700 c’era una Anna Morichi, domestica del Canonico Ignazio Crescimbeni, che si era data all’arte della fattucchiera invocando anche il diavolo. Infatti, una volta, costui le apparve in forma di “mago tutto nero” che, evidentemente, la terrorizzò. Nel 1702 dovette compiere una specie di “autodafé” nella chiesa di Santa Maria delle Grazie alla presenza di infinite persone. C’erano anche gli spiriti. Nel 1736 ai nobili Adriani venne l’idea di trasferire presso la loro Villa (ndr: all’imbocco di via dei Velini) le ossa – supposte dei santi frati – dal piccolo cimitero di Santa Maria della Pietà. Ma questi suppusti “santi” non erano certamente tali se, appena le loro ossa furono sistemate presso la villa, all’interno dell’edificio cominciò una serie di sarabande, di tresconi, di trascinamenti di catene; un “diavolo a quattro” sicché gli Adriani rimisero tutto a posto. E anche gli spiritisti sono serviti.   

Libero Paci

28 agosto 2026

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