I saluti spariscono nei cassetti, / negli armadi, sollevo le mani / per scacciare via il rimbombo / dei vetri e della fine e delle scelte / prese e delle scatole richiuse / addosso a fare buio, / a fare più piccola / ogni aspettativa. Tolgo la camicia / ed apro i rubinetti, / per dimenticare il quadro, / quello sguardo posato addosso / da un altro e, da un ramo / d’ulivo disseccato. / Sono oltre la cornice, / con file di pasti crudi / che si riproducono attorno, / cortili freddi che mordono / forte il seno e tutt’all’arte, / quella che si nega al mio sguardo, / tanto che abbasso le palpebre / per non sentire le gravi mancanze / di questi studi, di queste / valigie, di questa neve sporca / sulla mia educazione vuota / che nessuno ha mai finto / di moderare, di riscrivere all’interno / di questa prigione di ferro che tiene / premuto con forza, ogni mio pensiero / sotto l’acqua.
Elisa Eötvös
29 agosto 2026


