Per “Drop-in” in parapsicologia e spiritismo si intende la “comparsa improvvisa di una comunicazione medianica o di un’apparizione legata a un defunto precedentemente sconosciuto”. Più semplicemente, uno dei tanti volti del channeling.
Vorrei raccontare questa esperienza di dropin, che metterò nel mio piccolo archivio di esperienze strane. Ho iniziato a “concepire” questo articolo nella giornata del 25 aprile, quando la ricorrenza rievoca sinistre energie, quelle che a cavallo fra le due grandi guerre del ‘900 afflissero l’Europa con distruzione, paura, dolore, odio, nutrendo quei demoni che mescolano il torto e la ragione. In un tempo dove per assurdo, la bellezza, la cultura, le arti eccellevano, tutto fu sconvolto.
Tempo fa, ho fatto un sogno, di quelli che alla mattina ti lasciano stanchezza e la viva sensazione di aver visto qualcosa di reale. Sono dei flash, dei momenti in loop, che durano pochi secondi e puoi ripetere, come una registrazione che rivedi avanti e indietro più volte. Vedo una donna leggermente in carne, giovane, non giovanissima, un bel volto paffutello. Si trova sul palcoscenico di un teatro, la platea è vuota. Sta facendo delle prove, è una cantante lirica.
Ho il suo viso davanti, mi guarda e mi dice qualcosa; un attimo dopo vedo con i suoi occhi, come fossi lei. Segue un altro flash: è freddo ed è vestita invernale, entro (entra) in una casa con gli interni in legno, una sorta di baita sulle pendici di un monte. È un posto della sua infanzia, disabitato da tempo. Accogliente, carina, ma non è decisamente la casa a cui è abituata. La sensazione è di essere arrivata in un posto sicuro, di aver fatto un lungo viaggio, di essere sfinita, di avere un fremito nel petto come residuo di una grande paura, e ora pensa: “Mi abituerò, devo adattarmi, devo rilassarmi”. C’è un bel panorama, tanto verde, vedo in basso, in fondo alla collina, ci sono alcune case sparse, un fiume.
So – non so come, ma sono sicura – che è un luogo nel Fermano, ma non so di preciso dove. Al mattino, mi sveglio e di nuovo tre immagini: una donna vestita con abito lungo e scuro, stile inizio 1900, capelli raccolti, seduta a uno scrittoio, che scrive delle memorie, un diario. Poi la stessa donna in abiti di scena che canta, e infine un palloncino rosso a forma di cuore che vola, questo è un dono per me come a dire: grazie di avermi vista; e insieme una richiesta di aiuto.
Non ho colto di più, non ho saputo “guidare il sogno”, cioè chiedere, interagire, insistere a vedere qualche altro dettaglio. Però è atto dovuto investigare, mi metto subito alla ricerca in rete dell’eventuale esistenza di una cantante lirica dal viso paffutello della zona di Fermo, inizio ‘900. Non è sicuramente credibile ai più, ma per me è stato incredibile averla trovata e riconosciuta… Linda, al secolo Ermelinda Barla, di Ascoli, dalla fulgida carriera musicale, famosa in Italia e all’estero, che all’apice della sua carriera… ebbe il mondo crollato addosso per le leggi razziali. Ma andiamo con ordine.
Linda nasce nel 1896 da famiglia “possidente” originaria di Casale Monferrato, che per qualche motivo si è trasferita ad Ascoli, probabilmente acquisendo delle proprietà. Si sposa con l’ascolano Renato Ricci, con il quale nel 1921 ha un figlio, Francesco. Rimane vedova. Nel 1930 si sposa per la seconda volta, con Aldo Castelletti, figlio di un facoltoso commerciante in stoffe. Anche Aldo è vedovo, da due anni e ha tre figli dalla prima moglie. Inizia un periodo esaltante e dorato per la famiglia, che si trasferisce a Bolzano nel 1933 per agevolare la luminosa carriera di Linda. I concerti e i viaggi continuano fino al 1942.
Ma la situazione diventa difficile, Aldo da membro attivo del partito fascista diventa soggetto in pericolo perché è ebreo. Un anno dopo infatti, la famiglia viene arrestata a Merano (Aldo, Linda e i tre figli di lui). Linda non è ebrea, così viene rilasciata riuscendo a far liberare i ragazzi dichiarandoli figli suoi. Le due ragazze si rifugeranno in Svizzera, il maschio morirà poco dopo di malattia. Aldo viene internato ad Auschwitz Birkenau e non farà più ritorno.
Linda torna ad Ascoli, sconvolta, ma non è ancora finita: l’anno dopo, anche suo figlio, quello avuto dal primo marito, morirà, nella strage di Marzabotto. Ce n’è abbastanza per impazzire, ma lei resiste, tenendosi la tempesta dentro, aspettando che le acque si calmino e continuando a vivere nel ricordo delle persone e dei bei tempi passati, ma chiusa in se stessa. Non parlerà mai di ciò che le è capitato, degli orrori della guerra, con quella pudicizia mista a censura che è stata propria di gran parte delle persone sopravvissute. Parlarne risveglia il dolore e a volte umilia perché chi hai davanti quasi sempre non vuole sentire quelle storie, non gli interessa sapere, tanto meno entrare in quel dolore.
Muore nel 1972 ad Ascoli, senza clamori. A maggio 2025 Linda mi viene in sogno. Ho fatto ricerche, che si interrompono al suo ritorno ad Ascoli. Poi nulla, perché la privacy non consente di avere notizie più recenti di 70 anni, se non si hanno conoscenze dirette. Ma forse avrò un aiuto, perché il caso (che non esiste) mi fa scoprire che dopo decenni di oblio, altri si stanno interessando a lei: nel gennaio del 2024, la Radio Rai del Friuli le dedica un coinvolgente “radiodramma”; nell’ottobre del 2024 una rivista di Ancona pubblica un articolo su di lei; a inizio 2025 la città di Ascoli le dedica un concerto per il giorno della memoria.
Contatti, tessere per ricomporre un puzzle. Linda è passata di qui, deve esserci un motivo. Forse nei succinti flash che è riuscita a comunicarmi, c’è il suo messaggio: forse di cercare il suo diario? Forse è giunto il tempo di aprirsi, di condividere e liberarsi finalmente dagli orrori vissuti, per trovare veramente la pace? Ovunque ella sia, spero vivamente che ci riesca, e resti di lei la bellezza dell’arte, il canto, la musica.
Simonetta Borgiani

29 agosto 2026


