Nella ricostruzione storica quale valore hanno i documenti scritti che possono facilmente essere stati contraffatti o trascritti secoli dopo gli avvenimenti in modo impreciso per errore o per volontarietà?
Avendo raggiunto, grazie alle date di rilascio dei Diplomi di Carlo Magno trascritti in MGH (MGH DD1), la convinzione che i fatti relativi agli anni 772-773-774 siano stati successivamente manipolati, e proprio da esponenti ecclesiastici, per motivi per nulla di carattere spirituale, propongo l’esame dei principali documenti pervenutoci che lo testimonierebbero. Questi sono di due specie: A) Annali e Cronache di Storici di quei tempi o successivi; B) Documenti diretti, come Diplomi, lettere, lapidi, ecc.
Gruppo A – annali e cronache: Fra i primi gli scritti di Eginardo sono i più importanti, in quanto fu testimone diretto dei fatti raccontati. Molti fra gli annalisti e scrittori si sono basati sulle sue opere, come appare evidente. Leggendo attentamente la cronaca degli anni che ci interessano in Annales Regni Francorum il sospetto di cambiamento successivo, almeno in alcune parti, si concretizza immediatamente. L’anno 773 viene fatto iniziare in autunno! Anche nella Cronaca di Sigiberto Gamblacense si può notare una certa anomalia in quell’anno, cosa che fa pensare a traslazione dei fatti a quello seguente. Mentre per l’anno 773 è molto conciso, non lo è affatto per l’anno successivo. Riporto tradotto in Italiano:
“773= Carlo va in Italia contro Desiderio, su richiesta di papa Adriano, a causa delle molte ingiustizie, e assedia Pavia con dentro Desiderio stesso. 774= I Sassoni, rotto il patto, premono al confine dei Franchi con incendi e massacri, ma non riescono a incendiare la chiesa di Fritzlar, benedetta da San Bonifacio, il quale predisse che mai sarebbe stata distrutta dal fuoco. Il re Carlo, contrariato dalla dissonanza del canto ecclesiastico fra Romani e Franchi, giudicando più apprezzabile essere sgorgante da pura fonte piuttosto che da torbido rivo, mandò due chierici a Roma (dalla Francia) affinché i Romani imparassero il canto autentico e i Galli lo insegnassero. Per questo in primo luogo nella chiesa di Metz e da essa in tutta la Gallia fu revocata l’autorità del canto Romano. Durante l’assedio il re Carlo, diviso l’esercito conquistò molte città oltre il Po, fra le quali prese Verona e lì si arrese Autario con la vedova di Carlomanno, la figlia, e tutti insieme si consegnarono al re; Adalgiso, figlio di re Desiderio, che era fuggito da quella città, si rifugiò a Costantinopoli.

L’assedio di Pavia, a causa dell’aggravante della pestilenza, terminò con la resa della città a Carlo. Il re Desiderio, con moglie e figlia e tutti i principi, furono presi e mandati in perpetuo esilio nelle Gallie, dal vescovo leodinese Agilulfo. Tutto ciò che i Longobardi avevano tolto ai Romani per molto tempo, Carlo lo restituì; distrutto il regno longobardo, tutta l’Italia passò sotto il potere dei Franchi. Sicché i Longobardi vinti cessarono di regnare dopo 204 anni, da quanto avevano cominciato. Il re Carlo, ritornando in Sassonia, diviso l’esercito in tre parti, rincorse i Sassoni, e tutte e tre furono vittoriose”.
Mi preme sottolineare alcune particolarità: mentre Sigiberto rispetta il susseguirsi cronologico dei fatti anche dentro l’anno, qui non lo fa. L’assedio di Pavia doveva essere collocato prima dell’invio dei Cantori. Poi il contatto stretto della descrizione dell’assedio con la fine del 773, penso che non sia solo un’impressione: clausum obsidet… Inter obsidionem… Anche un’altra particolarità porta a pensare a diversa collocazione iniziale dei fatti descritti, che palesemente si riferiscono all’anno precedente: Taliter Longobardi victi regnare destituerunt post annos 204, ex quo in Italia coeperunt. Come sottolineato in precedente ricerca, tale precisazione ci dice che la resa di Pavia sia avvenuta nel 773! Per gli anni presi in considerazione non sono credibili più di tanto nemmeno i vari Annali pervenutoci, trascritti in MGH (Monumenta Germaniae Historica). Non fugano minimamente il sospetto di possibili cambiamenti parziali successivi. Da un veloce esame degli Annali e Cronache, inizianti prima del 768, che risultano essere ben 77, ho potuto riscontrare:
1- la morte di Pipino del 768, viene correttamente riportata in 56 di essi e tale anno manca solo in 17;
2- per quanto riguarda il 773, tale anno manca addirittura nel 48% di essi e il 13% risulta abbastanza ambiguo: Annales Sithienses, Bernoldi Chronicon, Herimanni Aug. Cronicon, Annales Fuldenses. Asseriscono che Carlo Magno assediò Pavia nel 773 e nello stesso anno, si recò a Roma per la Pasqua. Hugonis Cronicon: Carlo Magno entrò in Italia nel 772. Annales Mellicenses, Admubrianense, Augienses, Rudberti, che la resa di Pavia è nel 773.
Negli Annali Laurissenses risulta che la campagna contro i Longobardi iniziò nel 774. La somma di quelli in cui manca il 773, più i poco credibili, raggiunge la percentuale del 61% del totale! Per quanto riguarda l’anno successivo questo non compare nel 37% degli annali, mentre l’anno precedente , il 772 , nel 27%. Con quanto scritto si vuol solo sottolineare che per l’anno 773, come in parte anche per il 774, ci siano state più incertezze rispetto a tutti gli altri anni vicini. Che quanto pervenutoci quindi, non può essere ritenuto determinante nella ricostruzione dei fatti accaduti in quel periodo. Le prove certe, forse, ce le potrebbero dare i documenti pervenutoci, in particolare i Privilegi, rilasciati da Carlo Magno in quegli anni.

Gruppo B – i documenti: i Diplomi rilasciati da Carlo Magno nel 773 risultano essere solo due, che potrebbero testimoniare la presenza del re nella Francia settentrionale (a Longlier ed a Quierzy), quindi escludere la possibilità dell’assedio di Pavia nella primavera di quell’anno. Il fatto è, però, che uno risulta palesemente falso, l’altro abbastanza dubbio, tale da non poter essere valutato come prova certa. Quello palesemente falso, testimoniante anche la poca imparzialità del valutatore tedesco è il n. 74 in MGH (MGH DD1): immunità di Novalesa. Il commentatore Heinricus Pertz, pur sottolineando parecchie anomalie, lo ritiene comunque valido, forse perché potrebbe testimoniare, in ultima analisi, ciò in cui crede: che Aquisgrana fosse ad Aachen. Di seguito le anomalie notate dal Pertz:
1 – la scrittura interamente in carattere corsivo; 2 – la mancanza del Monogramma; 3 – la mancanza di traccia del sigillo; 4 – la cancellatura di lettere in diversi punti; 5 – le lettere rasate; 6 – l’iscrizione sul retro del foglio praecepto exemplaria (bozze per diploma). Nonostante quanto rimarcato viene ritenuto valido!
A sostegno della diversa convinzione personale riporto le affermazioni della studiosa Franca Nemo in “Laboratorio – Alte Valli – un po’ di storia: La Biblioteca e lo Scriptorium di Novalesa” in Centri di Cultura e di Sapere, 9-12-2021: “Novalesa dispone del testamento originario di Abbone (fondatore del Monastero), la sua autenticità non può essere messa in dubbio ma i monaci ritengono che un documento privato non sia abbastanza prestigioso, e nel riaperto scriptorium (siamo appena dopo il 1000) producono un FALSO DIPLOMA di Carlo Magno: confermano testamento e donazioni senza aggiungere null’altro, semplicemente danno solennità all’atto di un nobile trasformandolo in quello dell’imperatore allora più noto e celebrato”. Il n. 74 non è il solo rilasciato da Carlo Magno al Monastero ma è il primo e il più importante: quello della immunità. Il riferimento a questo è scontato. Anche l’altro diploma, il n.73 in MGH DD1, con cui Carlo Magno dona al locale Monastero di Lorsch, il villaggio in cui era ubicato, presenta diversi punti deboli, tanto da poterlo ritenere di dubbia autenticità.
- a) La FORMA assomiglia a diversi atti di quei tempi scritti dal cancelliere Rado. A livello linguistico è completamente diverso da tutti quelli firmati Hitherius, il sottoscrittore. In nessuno di essi si riscontra una invocatio simile, nemmeno parzialmente;
- b) Si tratta di copia risalente al XII secolo, non si possono quindi escludere variazioni rispetto all’originale;
- c) Caratteristica particolare: l’ultima riga, con firma del cancelliere e località di rilascio, è scritta interamente con caratteri minuscoli, diversamente rispetto a tutti i Diplomi precedenti, come fatto presente dal Pertz stesso.
Essendo forse l’unico atto che potrebbe testimoniare direttamente la presenza nel Nord della Francia di Carlo Magno nel 773, quindi escludere ogni possibilità che fosse in atto l’assedio di Pavia, risulta insufficiente a tale scopo. Occorrerebbero altre prove, altri documenti… Ecco che, dall’analisi e dal confronto dei documenti disponibili, si ottengono certezze sul susseguirsi dei fatti, individuando anche la loro razionale concatenazione.
Giustino Falasconi
21 giugno 2025


