Buon viaggio Silvio Craia, perfetto lettore e amico delle vibrazioni emanate dalla natura

Fili di lana rossi, verdi gialli, blu, bianchi, srotolati per la strada che da Madonna del Monte va a Macerata. In testa Silvio Craia, il formidabile, dietro di lui artisti, gente comune, il poeta Mario Monachesi, tutti a partecipare a una installazione artistica in movimento, per legare la periferia alla città. Fili colorati per ricordare Ivo Pannaggi.

Una delle idee di Silvio, provocatoria come i suoi Extranet che spostavano grazie all’arte l’attenzione sulle periferie, anche le più isolate e distanti da tutto. Quante volte “La rucola” ha partecipato per amicizia e per documentare. Silvio. Ricordo di aver organizzato una mostra a San Ginesio con cinque artisti: Gabriella Zagaglia, Marco Spaccesi, Mario Migliorelli, Ugo Caggiano e Silvio Craia. Per l’occasione Silvio mi aveva prestato cinque grandi opere, bellissime astrazioni paesaggistiche: segno, gesto e colore.

Trasmettevano ai visitatori l’atmosfera dei luoghi, le persone non riuscivano a vedere il paesaggio nella sua forma materiale ma ne captavano la vibrazione: finalmente riuscivano a entrare nel linguaggio della pittura astratta, a comprenderlo. Ecco la forza evocativa dell’arte di Silvio.

In un vecchio numero de “La rucola” Siriano Evangelisti lo definì, con qualche distinguo, “futurista”. Oggi lo hanno definito ultimo futurista. La corrente futurista interpretava il movimento meccanico, il progresso meccanico. Silvio invece interpretava il movimento vibrazionale della natura. Amava la natura. Tanto da inventare i “Recuperi formidabili”, ossia ridare vita artistica a ciò che l’uomo buttava e, di conseguenza, sarebbe andato ad avvelenare la natura.

Addio Silvio, sempre vivo nelle tue idee e nelle tue opere.  

Fernando Pallocchini

5 febbraio 2026

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